E se non pagassi/non facessi pagare la tassa sul soggiorno turistico?

Il problema dell’overturismo

Lo sviluppo tecnologico e il maggiore benessere che ha mediamente investito il nostro pianeta nel corso degli ultimi decenni, ha portato una serie di effetti positivi ma anche negativi. Se il mondo oggi è un luogo deve la qualità della vita si è di molto elevata e zone un tempo particolarmente depresse oggi possono finalmente raggiungere un tenore di vita dignitoso, la maggiore libertà della popolazione ha portato a un fenomeno fino a poco tempo fa impensabile. Si chiama overturismo: ossia, l’afflusso di una quantità eccessiva di turisti in alcune zone del pianeta che rischia di danneggiarle in maniera irreparabile.

Emblema a livello mondiale di questo fenomeno è la città di Venezia. Vissuta nel suo precario equilibrio per secoli, negli ultimi decenni ha visto aumentare in maniera esponenziale il numero dei turisti che quotidianamente la raggiungono per vivere il suo spirito unico al mondo. In questi casi, regolamentare l’afflusso dei visitatori è d’obbligo, ma ancora più giusto è pretendere che questi paghino una piccola tassa per aiutare l’amministrazione comunale a mantenere il decoro e risarcire almeno in parte i disagi che portano ai residenti.

La tassa di soggiorno

A questo fine un po’ di anni fa è nata la tassa di soggiorno. Diffusa in praticamente tutto il mondo, con importi e casistiche molto variegate, è stata introdotto in Italia nella città di Roma nel 2010. L’anno successivo è stata estesa a tutto il territorio nazionale. Si applica a chi pernotta in una città o paese nel quale non è residente. Inizialmente limitata ai pernottamenti in alberghi, hotel e bed & breakfast, oggi anche chi decide di affittare una stanza della propria casa oppure una casa vacanze di proprietà è tenuto a far pagare questa tassa.

L’importo della tassa nel nostro paese viene lasciato alla discrezione del Comune, che deve destinarne, però, i proventi al mantenimento delle opere d’arte e dei luoghi turistici o al miglioramento dei servizi offerti. Normalmente non supera qualche euro e vi sono alcuni comuni che la percepiscono solo in determinati periodi dell’anno.
Come tutte le imposte è stata accolta poco favorevolmente dagli italiani, considerandola alla stregua di un ennesimo balzello. Poco si è capito della valenza sociale di questa tassa che non vuole penalizzare il turista, ma cerca di farlo partecipare alla salvaguardia dei luoghi che vuole visitare.
Ma come al solito è partita la caccia a trovare la soluzione per non sottostare a questa imposizione.

Conseguenze del mancato pagamento della tassa di soggiorno

Molti si chiedono infatti se siano obbligati a pagare o a far pagare la tassa di soggiorno. Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Si tratta di una vera e propria imposta e quindi il suo mancato pagamento espone a delle sanzioni ben precise che possono essere anche penali e non solo amministrative. Il soggetto tenuto alla riscossione è il gestore della struttura ricettizia, che deve trattenerla al suo ospite e poi riversarla al Comune. Se la riscuote e non la versa, non rischia solo una multa che va dai 25 a 500€, ma anche di essere accusato di peculato (che implica la reclusione da 6 mesi a 3 anni, se non lo fa nei tempi stabiliti, e addirittura da 4 a 10 anni se proprio non li versa). Proprio per questo motivo è consigliato ai gestori di conservare per almeno 5 anni tutta la documentazione relativa agli incassi e alle esenzioni concesse.

Il turista invece può cavarsela solo con una multa da 25 a 500€ a seconda del livello della struttura presso la quale ha soggiornato.

È tuttavia previsto che alcune categorie di persone siano esentate dal pagamento della tassa di soggiorno. Non la devono pagare naturalmente i residenti nel comune, i bambini sotto ai 10 anni (in alcuni posti sotto ai 14 anni) ma manche gli over 65, gli autisti di pullman e le guide turistiche ma anche i portatori di handicap e i dipendenti delle forze dell’ordine. Per fruire di queste agevolazioni bisogna però rilasciare un’autocertificazione alla struttura che deve tenere agli atti.

Il turista può in ogni caso decidere di non pagare la tassa ma in questo caso deve compilare un modulo che la struttura trasferirà al comune che poi effettuerà le dovute verifiche. In questo caso la struttura non corre nessun rischio in quanto non è obbligata a far pagare se il cliente non vuole ma deve comunicarlo. Sarà poi compito del turista spiegare il motivo del mancato pagamento.

Le moderne soluzioni per riscuotere la tassa di soggiorno

Generalmente questa imposta viene pagata in contanti al momento dell’arrivo o della partenza per facilitare la contabilità della struttura. Ultimamente però si stanno testando delle soluzioni informatiche che permettano una più snella gestione delle incombenze. In particolare, il sistema informatizzato PayTourist, regolarmente depositato presso il ministero dello sviluppo economico, permette di procedere al controllo automatico dell’intero processo di riscossione dell’imposte con lo specifico software tassa di soggiorno. Si tratta di un portale condiviso al quale possono accedere con una propria password le varie strutture e completare tutte le fasi della transazione. Questo riduce da un lato le incombenze burocratiche e dall’alto riduce di molto la possibilità di evasione.

Interessanti applicazioni come queste permetto di guardare al futuro con maggiore serenità. Non pagare una tassa dall’importo così irrisorio e per una volta destinata a un nobile fine lascia perplessi. Le conseguenze, come abbiamo visto, possono essere anche importanti soprattutto per gli esercenti. Quindi sottovalutare la sua importanza, soprattutto alla luce degli sviluppi tecnologici di cui abbiamo parlato, potrebbe essere un peccato da non compiere.

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