Gianluca Mancini non ci gira intorno. Quando parla della Roma, quando parla del suo rinnovo fino al 2029, quando parla di quello che questa maglia significa per lui, lo fa con una semplicità disarmante. Non usa frasi costruite, non cerca di fare il furbo con i giornalisti. Dice: «Roma per me è casa». E basta. È la verità, è quello che sente, è quello che lo ha spinto a firmare il prolungamento con tutto se stesso. La casa, insomma, non è solo un luogo, è un sentimento.
Il rinnovo e il sogno di una vita intera
«Sono felicissimo». Ecco come cominciano le storie belle, con la felicità pura, con quel sentimento che non è calcolato, che non è strategico. Mancini è genuinamente contento, genuinamente soddisfatto di aver detto sì a un nuovo contratto con la Roma. Non è uno che scappa, non è uno che guarda le altre offerte con interesse. È uno che vuole restare, che desidera profondamente di fare Roma a vita.
Sai, nel calcio moderno sentiamo spesso parlare di calciatori che “scelgono il progetto”, che “valutano le opportunità”, che “pensano al loro futuro”. Mancini fa il contrario. Dice “mi auguro che possa essere così: Roma a vita”. È una speranza, è un desiderio dichiarato, è uno che sa benissimo che nel calcio non puoi mai dire mai, ma che vuole comunque gridarlo ai quattro venti. È romantico, è bello, è anche fragile e consapevole, perché sai che domani potrebbe cambiare tutto.
La consapevolezza del calcio incerto
«Poi nel calcio non si sa mai». Ecco il però. Ecco la consapevolezza di chi ha giocato a certi livelli, di chi sa come funzionano le cose. Mancini non è ingenuo. Sa che un infortunio grave potrebbe costringerlo a smettere, sa che la Roma potrebbe vivere situazioni che lo porterebbero altrove, sa che il calcio è pieno di sorprese impreviste e improvvise.
Ma nonostante sappia tutto questo, nonostante conosca la fragilità di questi piani, Mancini decide comunque di sposare il progetto Roma fino al 2029. Decide di credere che riuscirà, che ce la farà, che questo sogno potrà diventare realtà. È un atto di fede, è un atto di coraggio, è uno che dice “io ci credo, io mi butto, io voglio farlo”. Non è poco, non è banale, non è scontato.
L’assenza che pesa: Pellegrini e lo spogliatoio
Ma poi la conversazione prende una piega diversa. Perché se Mancini è lì, tutto contento del suo rinnovo, felice del suo futuro a Roma, c’è però qualcosa che manca. Anzi, qualcuno. Lorenzo Pellegrini. E quando parla di Pellegrini, Mancini non riesce a nascondere una certa malinconia, un certo peso che gli grava addosso.
«Mi manca tanto, è un amico di vita». Non dice “è un compagno di squadra”, non dice “è un giocatore importante”. Dice “è un amico di vita”. Questo significa qualcosa di più, significa che la loro amicizia va oltre il calcio, oltre lo spogliatoio, oltre le partite. Sono legati, sono vicini, sono persone che si stimano davvero. E adesso Pellegrini non c’è, è fermo, è in bilico, il suo futuro è incerto.
«Ma manca a tutti». Ecco la parte interessante. Mancini non parla solo di se stesso, non parla solo della sua mancanza personale. Dice che manca a tutti, che è un’assenza che si sente nello spogliatoio, che è una mancanza collettiva. Lo spogliatoio della Roma sente il vuoto, sente che c’è qualcosa che non va, sente che manca un pezzo importante della struttura interna.
La figura importante dello spogliatoio
«È una figura importante per lo spogliatoio e come calciatore ci può dare una grande mano». Qui Mancini mette il dito sulla piaga. Pellegrini non è solo un giocatore bravo, non è solo uno che sa giocare a calcio. È un leader naturale, è uno che tiene unito il gruppo, è uno che ha un peso specifico nello spogliatoio che va oltre il talento calcistico. È uno che i compagni ascoltano, è uno che gli altri rispettano, è uno che fa la differenza non solo in campo ma anche quando tutti si siedono insieme dopo l’allenamento.
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La speranza del ritorno
«Speriamo che ci possa raggiungere presto». È una speranza, è un augurio, è uno che dice “dai, torna, abbiamo bisogno di te”. Mancini non sa quando tornerà Pellegrini, non sa se tornerà nelle condizioni giuste, non sa se sarà lo stesso giocatore di prima. Ma sa che vuole che torni, sa che la Roma ha bisogno urgente della sua presenza, sa che senza di lui qualcosa manca davvero.
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Il progetto Roma e gli equilibri in bilico
Quindi eccoti qui, con una Roma che ha Mancini felicissimo e rinnovato fino al 2029, ma con Pellegrini che non c’è, che manca, che è in bilico. È uno squilibrio, è una situazione che non è sostenibile a lungo termine. La Roma ha bisogno che Pellegrini torni, ha bisogno che questo equilibrio si ristabilisca, ha bisogno che lo spogliatoio ritrovi quella completezza che aveva prima, quella sensazione di essere veramente intero.
Mancini lo sa, sa che il suo rinnovo è bello, è importante, è significativo. Ma sa anche che senza Pellegrini, senza quella figura importante dello spogliatoio, la Roma non sarà mai completamente se stessa. È per questo che ripete “speriamo che ci possa raggiungere presto”. Non è una cosa casuale, non è una cosa detta di passaggio. È il cuore della questione, è quello che davvero conta in questo momento per chiunque indossi la maglia giallorossa.
Il momento e le scelte future
Mancini e la Roma vanno avanti, vanno avanti con la felicità del rinnovo, vanno avanti con la speranza che Pellegrini torni presto. Perché quando tornerà, quando ritroveranno quella completezza, allora sì che la Roma potrà dire di essere veramente se stessa. Fino a quel momento, rimane un’assenza che si sente, rimane un vuoto che deve essere colmato, rimane una Roma che aspetta il suo capitano e la sua voce nello spogliatoio.